Inti-Illimani - Dove cantano le nuvole
Regia: Francesco Cordio, Paolo Pagnoncelli
Cast: Jorge Coulon, Marcelo Coulon, Daniele Silvestri, Max Berrù, Daniel Cantillana, Juan Flores Luza, Christian Gonzalez, Manuel Meriño, Efren Viera, Cesar Jara
Paese: Italy
Anno: 2007
Durata: 79 min.
Produzione: Francesco Cordio, Paolo Pagnoncelli, World Video Production
Genere :Documentario musicale
Interviste: Joan Jara, Patricio Manns, Ernesto Perez de Arce
Autori: Francesco Cordio, Paolo Pagnoncelli
Fotografia: Mario Pantoni, Riccardo Tonni
Festival
Festival de Viña del Mar 2007 (Cile)
Habana Film Festival 2007 (Cuba)
Bossas Musicais - Cinesul 2008 (Brasile)
Ischia Film Festival 2008 (Italia)
Toronto Latin Film Festival 2008 (Canada)
Festival of Chilean Cinema - Vancouver (Canada)
International Istanbul Film Festival 2009 (Turchia)
Festival di Mar del Plata 2009 (Argentina)
Sinossi
Il film racconta la storia quarantennale degli Inti-Illimani, attraverso i momenti musicali dal vivo e le interviste agli attuali componenti del gruppo musicale cileno.
Il racconto in prima persona dei componenti storici ci narra le vicende di coloro che, trovatisi esiliati all'improvviso, hanno portato il Cile nel mondo, diventando veicolo di alcuni dei messaggi fondamentali della lotta per la liberazione.
All'interno degli Inti-Illimani si confrontano oggi elementi storici e giovani musicisti di formazione musicale accademica, capaci di mettere a disposizione del gruppo un'elevata e raffinata preparazione tecnica ed artistica.
II radicamento nella musica popolare sudamericana rappresenta ancora un elemento vincente e distintivo del gruppo, ma la proposta musicale è più energica e si avvale di una forte componente di ricerca.
In questo documentario gli Inti-Illimani si raccontano, suonano, cantano sull'onda di intensi ricordi e di un rinnovato entusiasmo, sentimento che immediatamente li vede proiettati nel futuro.
Il pubblico riconoscerà il filo conduttore della storia degli Inti-Illimani e troverà la chiave di svolta che ha permesso al gruppo di rinnovarsi nel corso di un lungo percorso professionale, dimostrando che la musica rimane la forma più immediata di trasmissione culturale e che le culture possono essere sradicate dalla loro terra d'origine, ma non possono perdersi.
I temi della memoria, delle radici culturali e dei valori fondamentali della vita si condensano in questo viaggio che, come tutti i viaggi che si rispettino, ha in serbo una sorpresa: l'incontro con uno dei giovani cantautori italiani più affermati, Daniele Silvestri, documentato in questo film dalle immagini di un concerto-evento, già simbolo di un sodalizio umano prima ancora che artistico.
Sito web: www.dondelasnubescantan.net
Biografia del regista
Francesco Cordio, nato a Roma il 24 giugno 1971. Diplomato attore e regista presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico di Roma, ha frequentato anche la Scuola Europea per l’Arte dell’Attore di San Miniato. Dal 1995 ad oggi ha recitato per il teatro e per il cinema, diretto da alcuni tra i più importanti registi italiani. Dal 2002 ha iniziato a dirigere spettacoli teatrali, documentari e videoclip musicali. Nel 2007 il suo documentario “Inti-Illimani, donde las nubes cantan” viene selezionato in concorso e fuori concorso in numerosi festival internazionali.
www.francescocordio.it
Dichiarazioni
Chissà cosa pensavano il mio amico Francesco e il suo collega Paolo quando iniziavano, quasi per gioco, a fare questo film. A raccontare questa storia. Chissà se immaginavano di ritrovarsi pian piano da quella stessa storia inghiottiti, persi tra il prima e il dopo, tra il nord e sud di un percorso che non ha più (se l'ha mai avuta) un'unica direzione. Chissà se anche loro come me, mi chiedo oggi mentre scorrono quelle immagini e quelle note senza tempo, hanno scoperto a poco a poco che quella favola che ci aveva incantato nella nostra infanzia era ancora viva e "ancora importante". Di più: si poteva perfino entrarci dentro!
Però per Francesco e Paolo non posso parlare, allora parlo per me.
Difficile spiegare cosa provasse verso la fine degli anni settanta un bambino di 8 - 10 anni ad ascoltare la musica degli Inti Illimani. Difficile anche per me che sono quel bambino. Perché da allora è successo di tutto, troppo per ricordare cosa fosse allora a piacermi così tanto di quella musica, o del mondo che - fantasticando - ci vedevo dietro. Però mi piaceva. Tanto...da volerli sentire. e risentire...
Difficile pure - ma già un pò meno - raccontare perché nel 2001 abbia sentito il bisogno di "rubare" alcune delle loro note più belle per costruirci la base di quello che di lì a poco sarebbe diventato uno dei miei pezzi più "importanti", e cioè "Il mio nemico". Da lì l'occasione insperata di incontrarli, fino alle sempre più proficue e continue collaborazioni di questi anni. Fino a questo film, che racconta l'anima, più che la storia, di un sogno nato un giorno per indicare una strada, recuperare un'identità e dare una speranza. E che alla fine di strade ne ha incrociate tante, come di identità, come di speranze. E' per questo, o anche per questo, che il film non ha né voluto né potuto seguire un filo logico, o cronologico. E meno male. Quella musica non ha altro tempo che il suo. Tanto ogni tappa è un ritorno e un inizio, ogni canzone un volo sospeso tra il nuovo e l'antico.
Quello che ora so, insomma, e che forse istintivamente sentivo già da bambino, è che gli Inti sono un treno, partito ormai più di quarant'anni fa, che non si è mai più fermato. E non si è fermato, malgrado la storia e il tempo ci abbiano provato più volte, non solo per la loro invidiabile forza e convinzione, ma soprattutto perché un mondo intero ha voluto e vuole che quel treno continui a correre.
Negli anni si sono perse carrozze, altre sono state aggiunte. E altri treni sono nati dalle sue costole. E com'è naturale per un così longevo e glorioso servizio, da rivoluzionario che era il locomotore si è fatto anche saggio. Non nasconde tracce e vessilli del suo lungo e faticoso cammino, ma trasporta ancora i sogni più forti, più grandi, più coraggiosi.
Quando ci sali e vieni avvolto da quella musica antica, guardare fuori significa accorgersi che il mondo intorno, da qualche parte e in qualche tempo, deve avere imboccato la galleria sbagliata.
Il viaggio giusto è ancora lì, su quel treno.
Fate il biglietto e accomodatevi in carrozza.
Daniele Silvestri

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